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Venerdi 5 Marzo 2010 alle 2:25 pm
(Categoria: Politica)
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Voglio esprimere tutta la mia solidarietà, non solo di merito, alla battaglia che Angelo Bonelli sta portando avanti digiunando ormai da 33 giorni. Ma ora che le sue condizioni di salute si sono aggravate gli chiedo di sospendere lo sciopero della fame e lancio un appello affinchè siano in molti a sollecitarlo a fare altrettanto. La mia storia personale non può che testimoniare vicinanza ed affinità nel ricorso a questa forma nonviolenta di iniziativa politica, dettata peraltro– nel suo caso specifico – da ragioni sacrosante a difesa del pluralismo nella comunicazione e contro la censura televisiva delle tematiche legate all’ambiente. Ma sono convinto che anche nell’esasperazione di un tipo di “disobbedienza” civile ci debba sempre essere un limite da rispettare; per questo invito Angelo Bonelli a smettere il suo digiuno e a continuare in altri modi, con energie rinnovate e con la stessa determinazione, a battersi per una causa giusta e assolutamente condivisibile.
Technorati Tags:Mentre il mondo celebra oggi la giornata della memoria, mentre il premio Nobel per la pace Elie Wiesel ha appena concluso il suo discorso alla Camera dei deputati ricordando che “non viviamo nel passato ma il passato vive nel presente”, alcune scritte antisemite sono apparse lungo tutto il tratto di via Cavour a Roma fino ad imbrattare anche la targa del museo della Liberazione in via Tasso. Scritte ignobili contro il capo della comunità ebraica romana Pacifici siglate da croci celtiche e farneticanti slogan revisionistici. Proprio il fatto che nella stessa giornata da Teheran arrivino agghiaccianti dichiarazioni in merito alla distruzione di Israele rende quantomai attuale il valore di ciò che realmente significa ricordare un momento della storia in cui il male fu davvero assoluto. Finchè ci sarà qualcuno a deturpare i muri di una città simbolo dell’orrore nazista ai danni degli ebrei significa che una certa cultura dell’odio razziale non è affatto morta ma, anzi, negli ultimi anni in Europa è cresciuta sotto forma di piccole e grandi discriminazioni. Limitarci a considerare delinquenti gli autori di questi atti vergognosi vorrebbe dire chiudere gli occhi sulla realtà, vorrebbe dire perdere di vista che l’educazione e la cultura della memoria investono tanto la società che la politica, significano fatica ed impegno nell’affermazione di valori universali che davvero costituiscano un patrimonio comune e condiviso. Per questo, oltre a condannare com’è giusto simili episodi, non bisogna mai smettere di ricordare.
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